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Implantologia

Implantologia dentale

L’impianto dentale è un dispositivo odontoiatrico utilizzato per riabilitare funzionalmente ed esteticamente la perdita o la mancanza congenita di uno o più denti. Viene inserito chirurgicamente nell’osso e grazie a un processo biologico noto come osteointegrazione permette il sostegno di un dispositivo protesico. Può essere inserito sia nella mandibola che nella mascella ed è costituita da quattro componenti: l’impianto, il moncone, la vite di giunzione e la corona protesica (Fig.1).

L’impianto viene inserito immediatamente mentre solo dopo l’osteointegrazione viene aggiunta la protesi dentale visibile. Il tipo più comunemente utilizzato è di forma variabile tra cilindrica e tronco conica, ed è fornito spesso nella sua parte endossea di spire.Può essere utilizzato per il supporto di corone protesiche singole (Fig.2) e ponti (Fig.3), fino ad arcate complete(Fig.4 e 5).

 Il materiale più frequentemente utilizzato è il titanio nella sua forma pura, in quanto permette una migliore osteointegrazione, andando a formare un intimo legame con l’osso.Il successo o il fallimento degli impianti dipende sia dallo stato di salute della persona che lo riceve, dagli eventuali farmaci assunti e che hanno un possibile impatto con l’osteointegrazione e dal mantenimento igienico dei tessuti della bocca che li circondano . Lo stress meccanico a cui l’impianto va incontro durante la sua vita deve essere attentamente valutato e quindi la corretta pianificazione della posizione e del numero degli impianti è fondamentale per la salvaguardia a lungo termine della protesi, in quanto le forze biomeccaniche che agiscono durante la masticazione possono essere significative. La posizione degli impianti è determinata dalla posizione e dall’angolo dei denti adiacenti, da simulazioni di laboratorio o mediante l’utilizzo della tomografia computerizzata (spesso tramite apparecchiature CBCT) con simulazioni CAD/CAM e guide chirurgiche.Le complicanze legate alla terapia implantare si dividono tra quelle che si verificano nei primi mesi (come l’infezione e la mancata osteointegrazione) e quelle che si verificano a lungo termine (come la perimplantite e rotture meccaniche). In presenza di tessuti sani, un impianto ben integrato con opportuni carichi biomeccanici può avere un tasso di successo a 10 anni tra il 93% e il 98% .