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Endodonzia

Endodonzia

L’endodonzia è quella branca dell’odontoiatria che si occupa della terapia dell’endodonto, ovvero lo spazio all’interno dell’elemento dentario, che contiene la polpa dentaria, costituita da componente cellulare, vasi e nervi. Si ricorre alla terapia endodontica quando una lesione cariosa o traumatica al dente abbia determinato una alterazione irreversibile del tessuto pulpare, fino alla necrosi dello stesso. È possibile inoltre ricorrere a questa metodica qualora l’elemento dentario debba essere coinvolto in riabilitazioni protesiche che, a causa della notevole riduzione di tessuto dentale stesso, determinerebbero con alta probabilità un’alterazione pulpare irreversibile (necrosi pulpare per cause iatrogene).

Che cos’è la devitalizzazione?

Non è corretto parlare di devitalizzazione, il termine giusto è terapia endodontica o cura canalare; quando infatti abbiamo una alterazione irreversibile del tessuto pulpare o addirittura una necrosi dello stesso dobbiamo prima di tutto rimuovere il contenuto canalare e poi, dopo aver eliminato i batteri e sagomato il canale, sigillarlo tridimensionalmente con materiale inerte (Fig. 1,2,3,4).

 

 In che consiste il trattamento?

Il trattamento endodontico può necessitare di una o più sedute a seconda dei casi, soprattutto in caso dei molari (per la presenza di tre o più canali) e nei casi di infezioni periapicali sono di solito necessarie medicazioni intermedie tra una seduta ed un’altra.

I tempi operativi del trattamento endodontico sono i seguenti:

 

– Anestesia locale (l’intero trattamento è completamente indolore e nel caso di polpa ormai andata in necrosi o nei ritrattamenti l’anestesia non è nemmeno necessaria).

– Isolamento del campo operatorio mediante la cosiddetta “diga di gomma”. Si tratta di un foglio di gomma teso da un archetto metallico e tenuto in situ da un uncino metallico

serve ad isolare il dente dalla saliva ma soprattutto previene la pericolosa ingestione o inalazione di disinfettanti e di strumenti appuntiti.

– Apertura della camera pulpare attraverso la corona dentale e reperimento dei canali.

– Misurazione della lunghezza di ciascun canale (dalla corona sino al forame posto all’apice della radice) mediante l’utilizzo di un localizzatore elettronico apicale e di una radiografia endorale.

– Preparazione dei canali mediante strumenti endodontici che asportano la polpa canalare, i batteri e le sostanze infette, creando nel medesimo tempo una forma a cono, adatta a ricevere il materiale di otturazione.

– Lavaggi con ipoclorito di sodio, potente antisettico e solvente delle sostanze proteiche (batteri e residui pulpari), per ottenere un ambiente il più possibile asettico.

– Otturazione tridimensionale dei canali radicolari con guttaperca, materiale plasticizzabile con il calore, associato al cemento canalare.

– Otturazione provvisoria.

– Controllo radiografico della fine della cura.

 

Fa male?

 

Durante il trattamento endodontico il dolore è completamente assente grazie all’anestesia locale. Un indolenzimento, la cui intensità è molto soggettiva è quasi sempre presente nei giorni successivi alla cura canalare. Si può ovviare con un qualsiasi analgesico. In pochi casi tra una seduta e l’altra, in radici particolarmente infette, a causa della presenza di batteri oltre apice, può svilupparsi un ascesso o la produzione di gas, ovviamente doloroso. In questi casi è necessario ottenere il drenaggio attraverso i canali: questo si può ovviamente eseguire ritornando per pochi minuti in studio e rimuovendo l’otturazione provvisoria.

Cosa fare dopo la cura endodontica?

La percentuale di successo di un trattamento endodontico corretto è, in condizioni normali, elevatissima, molto vicina al 100%,

la percentuale diminuisce nei casi di ritrattamento, quando cioè la cura canalare è già stata effettuata in precedenza in maniera inadeguata (otturazioni canalari corte, errori di strumentazione, presenza di varianti anatomiche,etc.).

In questi casi si può intervenire chirurgicamente con l’apicectomia e l’otturazione retrograda del canale radicolare e questo aumenta notevolmente le probabilità di successo. Infine, soprattutto per i premolari e i molari, dopo un trattamento endodontico è caldamente raccomandata la ricopertura protesica delle cuspidi mediante corona o intarsio (vedi sezione protesi), allo scopo di evitare la frattura coronale o radicolare del dente, indebolito dalla precedente carie e dalle procedure necessarie per l’esecuzione di una corretta terapia endodontica.