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Conservativa

Conservativa

L’odontoiatria conservativa è la branca dell’odontoiatria che si occupa della cura dei denti interessati da processi cariosi, delle procedure per l’eliminazione della carie e di quelle relative alla chiusura delle cavità tramite l’utilizzo di appositi materiali. Il termine conservativa indica l’obbiettivo di tali cure, cioè di conservare i denti altrimenti distrutti dalla carie. Le carie possono essere superficiali o profonde; nel primo caso ci si limita ad asportare parte della dentina e dello smalto interessati dalla carie, otturando il dente con materiali compositi. Nelle carie profonde vi può essere un interessamento della polpa del dente, contenente anche le fibre nervose, e allora si ricorre alla cura canalare detta anche devitalizzazione (vedi sezione endodonzia).

L’odontoiatria conservativa moderna è basata sul concetto di minima invasività, con la rimozione del solo tessuto cariato e la sua sostituzione con un materiale da restauro, che viene legato direttamente al tessuto sano. Negli ultimi anni sono state quasi abbandonate le amalgame d’argento (che richiedevano una preparazione ritentiva, quindi estesa e che contenevano mercurio) a favore dei compositi. Il composito è costituito da una matrice resinosa che è inizialmente sotto forma di monomero fluido, e che viene poi convertita in polimero rigido attraverso un processo denominato polimerizzazione. La polimerizzazione può essere iniziata per mezzo della reazione chimica dei componenti misti (autopolimerizzanti o duali) o attraverso l’esposizione a luce blu di adeguata lunghezza d’onda (fotopolimerizzanti).

Secondo la posizione della carie si possono distinguere 6 classi(Fig.1) denominate in base alla classificazione di Black da G.V. Black (1836-1915) che l’ha ideata più di cent’anni fa. In questo tipo di classificazione, a ciascuna classe si abbina una forma, un disegno di cavità, originato dall’estensione e dalla profondità della lesione cariosa.

classificazione di Black

Fig.1

 

Classe I: la cavità si sviluppa all’interno dei solchi o delle fessure del tavolato occlusale di molari e premolari, oppure le superfici linguali e vestibolari dei molari o superficie linguale degli incisivi

 

Classe II: la cavità coinvolge le superfici prossimali di premolari e molari

 

Classe III: la cavità coinvolge le superfici prossimali di canini e incisivi, senza coinvolgere l’angolo incisale.

 

Classe IV: la cavità si sviluppa su incisivi e canini e coinvolge l’angolo incisale.

 

Classe V: la cavità coinvolge il terzo cervicale della superficie linguale o vestibolare di qualsiasi elemento

 

Classe VI: la cavità coinvolge la superficie incisale degli elementi anteriori o le sole cuspidi degli elementi posteriori.

 

 

 

 

Come viene eseguita la ricostruzione? 

 

Di seguito, viene descritta per punti la procedura standard con cui viene eseguita la ricostruzione dentale:

Isolamento del dente mediante apposita diga o rulli salivari ed aspiratore ( serve a non far contaminare la superficie del dente dalla saliva durante l’intervento, che diminuirebbe la forza di legame della resina al dente )

Asportazione della lesione cariosa mediante apposite frese diamantate alternate a rosette multilame e rifinitura della stessa con scalpelli manuali

Applicazione di una speciale sostanza acida (mordenzante) sul dente da ricostruire, per renderlo più poroso e facilitare l’adesione del composito al dente

20 secondi di attesa e poi abbondante lavaggio e asciugatura della superficie del dente 

Applicazione dell’adesivo mediante apposito pennellino e indurimento con una speciale luce led blu

Applicazione del composito mediante stratificazione seguita dall’indurimento sempre con luce led blu

Controllo e regolarizzazione della ricostruzione tramite apposite cartine di articolazione colorate.

 

Lucidatura e brillantatura con appositi gommini e paste abrasive.